Spesso dietro ai nostri più comuni malesseri, si cela un conflitto tra il mondo, il nostro mondo, e la nostra identità. Si è arrivati cioè a quel momento critico che necessita di un cambiamento.
Il cambiamento è però doloroso, implica un "sacrificio dell'Io", un gettarsi verso l'ignoto, un prendersi su di sè il peso del rischio e del relativo, possibile, fallimento.
Questo spesso è ciò che porta davanti alla stanza di uno psicologo.
Pensiamo che lo psicologo ci possa far cambiare, ci possa dare consigli; anzi desideriamo che sia proprio lui a farci cambiare perchè così facendo sarà lui il responsabile del rischio e del possibile fallimento.
Non cambiamo non perchè non ci riusciamo o non vogliamo, ma perchè abbiamo paura. Il possibile fallimento ed il rischio ci terrorizzano; la nostra identità vacilla: in fondo, dietro a quell'incertezza, non sappiamo quale Io ci aspetta.
"Ho paura di cambiare, di fare quella scelta, di prendere una decisione. Sto male. Vado dallo psicologo, così attribuisco a lui il potere di cambiarmi: se il cambiamento va a buon fine, tutto ok, se invece, come è ovvio che sia, questo comporta anche (e soprattutto) pericolo, posso dare la responsabilità di ciò allo psicologo". Questo sembra essere il ragionamento inconscio che preme dal nostro mondo interno.
Ma lo psicologo non ci fa cambiare nè ci da consigli. Quello che può fare è farci prendere atto della nostra paura di cambiare, del nostro non voler rischiare. Rassicurarci che oltre quel pericolo la nostra identità più profonda non muore. La paura del fallimento infatti è legata alla paura di non avere un Io che resista ad esso, è come se, dietro a quel malessere, non vi fosse più nulla di noi.
Abbiamo strutturato un Io così rigido, che qualsiasi cambiamento lo disarma, lo fa tremare, come se non potesse sopravvivere. Ed è questa la paura che si cela dietro ogni possibilità dell'esistenza.
L'idea secondo la quale sia lo psicologo a doverci far cambiare, porta spesso la persona ad attribuire a lui anche la responsabilità del non-cambiamento: potremmo fare miriadi di sedute, senza cambiare nulla, e attribuire ciò alla scarsa abilità empatica dello psicologo.
Cerchiamo così una sorta di capro espiatorio a cui attribuire le nostre paure, che altro non fa che farci di nuovo sfuggire da noi stessi.
Ma il cambiamento dipende solo da noi. Prendere atto che non si vuole cambiare è già un passo avanti. Prendere atto che si ha timore del rischio e del fallimento è quasi tutto.
Perchè solo lì è possibile incontrare un altro pezzo di noi, un altro Io, che forse ci potrà condurre là dove eravamo sempre stati.....SC
